Caso Epstein, quel legame dimenticato con Israele e i baci di Goldman Sachs | Megachip
Top

Caso Epstein, quel legame dimenticato con Israele e i baci di Goldman Sachs

Il pedofilo del secolo non era solo un faccendiere: dietro di lui lobby filoisraeliane, affari geopolitici, passaporti falsi e protezioni eccellenti. Email compromettenti travolgono il mondo delle superbanche, svelando complicità, favori e silenzi interessati.

Caso Epstein, quel legame dimenticato con Israele e i baci di Goldman Sachs
Preroll

Redazione Modifica articolo

27 Febbraio 2026 - 10.46


ATF

di Daniele LuttazziIl Fatto Quotidiano.

E ora, per la rubrica Stop the Scroll!, riassunti commentati per chi non ha tempo da perdere, ma vuole approfondire lo stesso.

Il New York Times ha ignorato una parte essenziale della storia di Epstein: Israele (Philip Weiss, MondoWeiss) L’inchiesta del New York Times presenta Epstein come un abile truffatore, una sorta di Mr. Ripley capace di scalare i vertici del potere finanziario e politico grazie alla sua capacità di mentire e di manipolare, dalla Dalton School alla Bear Stearns e oltre.

L’articolo trascura però un elemento fondamentale: l’aiuto determinante che gli venne da persone influenti legate a Israele. Molti dei suoi contatti più stretti, tra cui Lynn Forester de Rothschild, Les Wexner, Alan Dershowitz, Leon Black e Robert Maxwell sono noti sionisti.

Quando Ghislaine Maxwell si fidanzò con Epstein, Robert Maxwell (magnate Uk, nonché agente Mossad) chiese chi fosse ai suoi amici sionisti Greenberg e Cayne, dirigenti della Bear Stearns: gli spiegarono che lo avevano licenziato dopo un’indagine della Sec per violazioni delle leggi sul trading; e che aveva inventato le sue due lauree; ma garantirono per lui.

Anche il sionista Les Wexner, Ceo di Victoria’s Secret, ebbe un ruolo decisivo nella fortuna di Epstein. Epstein (che in una email a Thiel scrive: “Come saprai, rappresento i Rothschild”) svolse numerosi incarichi per Israele, mediando accordi finanziari coi Paesi vicini, e trattava di affari e politica in Israele con l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak. Epstein possedeva più passaporti, tra cui uno austriaco con falso nome e indirizzo in Arabia Saudita. Tutti sapevano che era un truffatore spregiudicato, ma tutti hanno chiuso un occhio perché Epstein era sostenuto da una potente lobby israeliana.

COMMENTO: Ed ecco svelato il segreto di Victoria.

Traffici di Epstein (Michael Arria, MondoWeiss) Fra le email diffuse dal DoJ, un piano per recuperare con agenti MI6 e Mossad beni libici (80 miliardi di dollari) congelati dopo la caduta di Gheddafi. Tra i nomi più citati nei files Epstein, Ehud Barak mantenne legami stretti con Epstein anche dopo la sua condanna del 2008 come pappone di minorenni. Nel 2016, per esempio, Barak chiese a Epstein un aiuto per far intervistare Trump da una tv israeliana contro l’intervista di Hillary Clinton alla tv concorrente. Epstein gli fece conoscere Palantir e Thiel. Anche la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Israele nel 2017 fu organizzata grazie a Epstein, che coinvolse Jared Kushner e Steve Bannon.

COMMENTO: Epstein, Gheddafi, Barak, Trump, Modi, Kushner e Bannon: cos’è, un crossover Marvel?

La responsabile legale di Goldman Sachs, Kathryn Ruemmler, s’è dimessa per le email che rivelano la sua amicizia con Epstein (Rob Copeland, The New York Times) Per anni la Ruemmler, che era anche partner e vicepresidente del comitato per il rischio reputazionale della banca, ha sostenuto che il legame fosse esclusivamente professionale. I documenti pubblicati, 10 mila email, smentiscono questa versione. Nelle email lei lo chiamava “tesoro” e “Zio Jeffrey”, firmava con “baci e abbracci” e in un messaggio scriveva: “Oggi sono completamente agghindata grazie a Zio Jeffrey!”, riferendosi ai regali ricevuti da lui.

Sul piano legale, lo consigliava su come rispondere alle accuse di reati sessuali. In un’email del 2015 spiegava: “Credo che il punto sia che, se era minorenne, non poteva legalmente dare il consenso a prostituirsi”. In un altro scambio suggeriva una strategia per minare la credibilità di una delle sue accusatrici, ipotizzando di spingerla in una “trappola per falsa testimonianza”.

COMMENTO: È difficile essere la responsabile del rischio di Goldman Sachs quando il rischio ti fa regali di Hermès.

Tratto da Il Fatto Quotidiano– 25.02.2026.

Native

Articoli correlati