Il ronzio delle macchine deve farsi ruggito?

Dal discorso di Rutte ad Ankara emerge senza troppi veli la nuova dottrina transatlantica: meno welfare, più warfare; meno Europa politica, più industria bellica integrata nella piramide strategica di Washington. [Pierluigi Fagan]

Il ronzio delle macchine deve farsi ruggito?
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8 Luglio 2026 - 07.49


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di Pierluigi Fagan.

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IL RONZIO DELLE MACCHINE DEVE FARSI RUGGITO? Il titolo del post è tratto dal discorso di Rutte, Segretario NATO, ieri ad Ankara, è una citazione letterale, formalmente sarebbe un virgolettato.

Rutte si riferiva a quella che ha invocato e promesso come una “rivoluzione industriale della difesa transatlantica”. Come mood, siamo tra fine Ottocento e primi Novecento, clangore di fabbriche alacremente impegnate a produrre guerra, unica igiene del mondo (Marinetti 1909).

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Ha aggiunto che questo deve essere notato dalla Russia e da tutti gli altri e già quest’anno, saremo in grado di produrre quattro milioni di proiettili di artiglieria, il doppio dell’anno scorso. Le decisioni del “vertice” sono chiare, il messaggio all’industria e relativi Stati inequivocabile, così è deciso e pianificato. Più o meno è letteralmente quello che ha detto.

La recente sparata di Trump contro il “comunismo” va tradotta, per lui “comunismo” è il debole e sempre più limitato welfare europeo, lo aveva detto e specificato già in passato e del resto, dal punto di vista della sua strategia basata su un rinforzo di potenza americana a base di un totalitarismo del mercato (tutto, tutto letteralmente, deve diventare mercato di modo che la prima potenza di mercato occidentale -se non del tutto economica, del tutto finanziaria- possa dominare il sistema e con questo quantomeno tutto l’Occidente allargato), è conseguente.

Gli “ordini” del “vertice” riportati dallo sbiadito olandese, dicono chiaro e tondo “sempre meno welfare, sempre più warfare”. Il consesso da sempre asimmetrico ma formalmente circolare tra USA e Europa, diventa piramidale.

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Gli europei hanno sistematicamente fallito ogni loro ipotetico tentativo di produrre una propria strategia economica. Si iniziò con la conferenza di Lisbona che annunciava di voler fare dell’Europa la “società della conoscenza” (mai annuncio ebbe così nulle conseguenze concrete), si è poi intravista la vaga possibilità di cavalcare l’emergenza climatica ma non quella ecologica, ma il New Green Deal è rimasto annuncio con praticamente nulle conseguenze reali.

Fuori dalla nuova stagione dello sviluppo digitale-elettronico, fuori dall’industria dei trasporti elettrici (Volkswagen taglia 100.000 post di lavoro nei prossimi quattro anni) e molte altre, si torna ad un secolo fa: armi.

Geopoliticamente, com’è noto, Europa non esiste, non è un soggetto in quanto non è uno Stato, non può avere una sua geopolitica in quanto ne ha tante quanto sono le sue principali aree geostoriche (Polo Nord, Mare dei Nord, Baltico, Atlantico, Mediterraneo, confine con la Russia etc.), ha una inutile manciata di atomiche francesi e visto che ormai i sistemi d’arma hanno una decisiva componente elettronica (e satellitare), sarà sempre più dipendente dagli Stati Uniti, da cui già dipende per Internet e A.I. oltreché per energia se non tutta americana, araba mediata dagli americani.

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Per tenere formalmente unita la compagine europeista, deve sottostare ai desiderata dell’Europa dell’est da sempre in paranoia coi russi e da ultimo ormai dipendente anche dal bizzarro soggetto ucraino in cui si delocalizzano le attività più scabrose.

Diceva Cechov che quando in scena compare un’arma, prima o poi ci scappa il morto e del resto, forse a molti sfugge che il motore primo di guerre apparentemente insensate dal punto di vista geostrategico (vedi Iran), sono “necessarie” per testare e consumare prodotto.

L’industria militare, come ogni industria, produce in quanto il suo prodotto è consumato, non accumulato. L’accumulo è finito, il consumo infinito e industria, mercato, profitti vivono di ciclo infinito, altrimenti ristagnano e poi muoiono. Quando Rutte dice che l’industria ormai è settata per produrre quattro milioni di proiettili di artiglieria all’anno, significa che per tenere in vita quell’industria e rientrare degli investimenti e dar luogo a profitti durevoli, quei proiettili vanno sparati da qualche parte. A questo serve Kiev e non solo.

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Io non so se si vuole procedere lungo questa strada fingendo l’attrito coi russi per dare una finalità alla nuova rivoluzione industriale della difesa o se qualcuno a Washington pensa davvero di buttarla giù dura prima o poi. O pensa che messa sottopressione la Russia poi addiverrà a più miti consigli permettendo di volgere l’intero sistema bellico contro la Cina.

Nelle strategie complesse, in genere, si tengono aperte diverse porte, nulla si può predire e pianificare con precisione esatta. Tuttavia, il disegno strategico di base è chiaro, il nuovo sistema transatlantico è una piramide che porta a Washington, il sistema è a base militare-elettronica-spaziale, l’élite europea non è in grado -neanche volendolo e non lo vuole- di darsi una alternativa, il fastidio di Trump verso Italia, Germania, Spagna e chi altro è quello dei Borg in Star Trek: resistere è inutile! Gli stiamo facendo perdere inutilmente tempo e il tempo è … ?

AfD, Ukip, RN, Vox, FN e vedremo poi chi altro sono lì a ricordare che ogni disordine del sistema produrrà rabbia di cui si nutriranno per ambire al potere. Anche nella fogna di facebook recentemente spuntano dappertutto fascisti come insetti ai Tropici (per questo pare che non vedano l’ora di adattarsi alle nuove temperature). Ultimamente, l’Algoritmo Supremo spara post più o meno anonimi o di profili inesistenti su migranti aggressivi e debunking contro le teorie del riscaldamento climatico antropogenico a raffica.

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Il bello è che quelli che s’infervorano mobilitati da queste tempeste emozionali pilotate sono poi quelli che mettono “like” anche ai post sul nuovo controllo digital-cibernetico, solo che non collegano un neurone all’altro, capiscono la teoria ma abboccano alla pratica come tonni.

È tutto da vedere se effettivamente Israele ad ottobre andrà ad elezioni e se ci andranno gli Stati Uniti a novembre e semmai fra due anni per il rinnovo del presidente, la retorica dell’Occidente bastione (del tutto formale ormai da tempo) della “democrazia” ormai è superata.

Anche la vecchia metafora di Robert Kagan sull’Occidente giardino circondato dalla giungla è superata. Non è più tempo di giardino, ora è tempo di caserma. 

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Tratto da: https://www.facebook.com/photo/?fbid=10240529745556720&set=a.1148876517679

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