di Pino Cabras.
Quello che state per leggere non è un semplice sfogo, ma la testimonianza di come una famiglia sia finita nelle spire di un potere che, per sua stessa natura, trasforma ogni tentativo di sedicente “aiuto” in un atto di pura sottomissione, insensibile agli effetti concreti che ne contraddicono le presunte ragioni. Siamo oltre il semplice errore giudiziario: siamo entrati in quella dimensione asettica delle istituzioni totali, dove la vita umana viene stirata e mutilata per poter entrare forzatamente dentro un faldone.
È la manifestazione più spietata della Banalità del Male burocratica, incarnata da una moderna versione della caposala Ratched di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Qui non servono catene o urla: basta la gelida indifferenza di un funzionario che osserva un bambino mentre si distrugge le dita per l’angoscia, limitandosi a rubricare quell’agonia come un banale dato statistico o una resistenza al protocollo. È un sistema che si nutre della propria infallibilità: una volta che la macchina si è messa in moto, non ammette retromarce, perché riconoscere il trauma inflitto significherebbe confessare che l’intera architettura della “tutela” è, nei fatti, un apparato di vessazione autoritaria.
Invece di sanare le ferite, questa macchina le allarga con chirurgica precisione, preferendo vedere l’infanzia spegnersi e regredire nel silenzio di una casa famiglia piuttosto che rinnegare una singola riga di una perizia sbagliata. È la persecuzione che indossa la maschera della protezione, un assedio costante che odia la verità della carne e del sangue perché non sa come gestirla se non attraverso il controllo e l’isolamento. E mentre il disastro psicologico si compie giorno dopo giorno, l’intero apparato si chiude a riccio, tetragono e sordo, protetto da quel silenzio istituzionale che è il vero complice di questa tortura legalizzata.
Per molti anni, in ambiti molto diversi, mi sono spesso scontrato con burocrati che si vantavano con una luce sadica di saper piegare come plastilina le norme dei regolamenti, quando li vedevo puntare la prua contro qualcuno che sottovalutava la loro signoria squallida sulle scartoffie, uscendo vergini e intatti da accanimenti che sapevano infinitamente protetti dall’angolo oscuro della Legge. Figuriamoci il danno che possono fare in un campo delicato come quest’altro, in nome di valori supremi come la tutela dei minori.
Leggete il grido di questa madre e guardate cosa succede quando il Potere decide che la propria sopravvivenza vale molto più della vita di tre bambini.
Buona lettura!
𝐈𝐥 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢..
FAMIGLIA NEL BOSCO, LA LETTERA DI CATHERINE: «I MIEI FIGLI TRADITI DA CHI DOVREBBE PROTEGGERLI»
di Catherine Birmingham.
Carissime Maria Luisa e Marika, ieri mi avete chiesto perché non vi parlassi. L’ho fatto io, l’hanno fatto i miei figli, vi hanno detto che sono infelici qui, che non gli piace, il maschietto ha parlato a nome delle sue sorelle, dicendo che questo posto è brutto.
Vi hanno detto che vogliono tornare a casa, vi hanno detto che gli mancano il loro papà, i loro animali, i loro amici e la loro casa.
Come persone nominate per rappresentare questi bambini, le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore.
Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe. Bugie sul fatto che non mi sarei impegnata ad avere un insegnante quando ce ne andremo e che sarei d’accordo con le bugie e le informazioni distorte e ingannevoli diffuse da questa struttura.
Questi bambini sono molto intelligenti, sensibili e creativi. La loro fiducia è stata tradita da ogni adulto che avrebbe dovuto garantire loro sicurezza e cure. Voi compresi.
Lo capiscono da soli e non hanno bisogno che io glielo spieghi.
I resoconti di questo centro sembrano tralasciare un fattore cruciale: i bambini. Non raccontano l’angoscia che i miei figli hanno provato fin dalla prima notte di separazione forzata, lontani dalla propria mamma. L’ansia che hanno mostrato in un ambiente per loro estraneo e dove non si sentono al sicuro da persone che gli hanno mentito, che hanno usato adolescenti per bullizzarli, che gli hanno portato via tutta la loro libertà al punto che gli è stato persino imposto di non andare in bicicletta intorno all’edificio o di giocare in un’area in cui erano vicini alla mamma e volevano stare con lei, e li hanno privati dei loro bisogni emotivi e fisici.
Sono stati tenuti isolati da tutti i loro amici, familiari e genitori che amano e privati di ogni meccanismo di difesa che avevano per affrontare questo trauma drastico e orribile che è per un bambino essere separato dalla madre e dal padre.
Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo.
I bambini devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno!
Mi hanno mentito fin dalla prima notte in cui sono arrivata qui e so che la verità di questi resoconti viene tenuta nascosta consapevolmente, come è stato detto a Nathan da Lucia (la responsabile della casa famiglia, ndr): «Per te è stato meglio così».
Come madre che ha a che fare con un figlio e due figlie, sono costretta a vedere la rabbia, l’ansia, le suppliche di non lasciarli soli, la fame e la stanchezza costanti per andare a letto e dormire, ogni giorno quando li fanno aspettare due ore prima di poter cenare, la loro paura assoluta delle persone qui (per ragioni molto valide che conosco e conosce ognuno di loro), la loro tristezza quando implorano di tornare a casa perché gli mancano le loro vecchie vite, il loro papà, i loro animali e amici.
Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri, non voler più lavarsi, lavarsi i denti o persino vestirsi la mattina, svegliarsi dagli incubi con urla orribili in cui chiedono che la mamma li aiuti! Masticare costantemente dita, capelli, vestiti e persino rompere i bastoncini di gomma speciali da masticare che Nathan ha comprato per loro e che sono fatti per i bambini autistici!
Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell’ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno, quando tutto è aumentato e peggiorato fino a raggiungere uno stato di urgenza e sono stati allontanati dalla loro precedente casa, sana, felice e amata, dalla loro madre e dal loro padre. Ecco perché non posso affrontare le persone che non stanno facendo tutto il possibile e anche di più per aiutare questi bambini sofferenti, che subiscono danni irreparabili, a tornare immediatamente in sicurezza dai loro genitori.
