di Turi Comito.
Beppe Grillo, il primo benefattore del prof. luigi di maio (il secondo è sua santità mario draghi e la terza è l’insignificante ma a suo modo potente kaja kallas), definì al tempo in cui le loro strade si divisero il neo professore con un gustoso nomignolo: “Giggino ‘a cartelletta”. Intendendo con questo che il suo ex pupillo altro non era che un cercatore insaziabile di poltrone di potere.
Io e altri ci eravamo accorti di questa sua vocazione ben prima di Grillo ma non è questo il punto. Il punto è che la definizione si attaglia perfettamente al personaggio in questione anche se non basta. Essere alla ricerca di posizioni di potere è una cosa che fanno in molti se non moltissimi. Non tutti ci riescono però.
Occorrono, per raggiungere gli obiettivi prefissati, alcuni requisiti indispensabili:
1. Una straripante ambizione.
2. Una superlativa opinione di sé (da nascondere dietro una maschera di umiltà).
3. Una eccellente memoria (necessaria per ricordare nomi, fatti e dati accumulati alla rinfusa per sembrare preparati su argomenti coerenti con gli obiettivi).
4. Una innata predisposizione alla creazione di reti di conoscenze utili o potenzialmente utili per raggiungere gli obiettivi.
5. Una altrettanto innata capacità di mentire a sé stessi e a chiunque altro giustificando qualunque cambiamento di idea come pragmatismo.
6. Una ottima capacità di adulazione per i potenti che possono essere utili senza però farla mai diventare piaggeria (ai veri potenti non occorrono i leccaculo. Occorrono fidati servi).
7. La capacità di riconoscere i veri potenti e di agire nei loro confronti in maniera opportuna rispetto ai propri interessi (per esempio se nemici cercando di ignorarli e se potenziali amici cercando di assecondarli).
Come si vede non serve né intelligenza (bastano la furbizia e l’opportunismo) né cultura (basta il nozionismo) per ottenere posizioni di potere di una certa rilevanza. Naturalmente anche i colti e gli intelligenti possono avere posizioni di potere. Ma lì la questione è più complicata. Perché devi sempre vedertela cogli onnipresenti “Giggini cartelletta” e devi avere una buona capacità di resistenza.
Il che non è, all’evidenza, il caso di Giggino.
Orbene, ho letto molti sconcertati commenti sulla nomina di Giggino a professore onorario al prestigioso King’s College di Londra. Taluni vi vedono una specie di provocazione (“ma possibile che uno che non sa manco leggere una certa geografica diventi esperto di politica internazionale e addirittura professore senza manco essere laureato?” si chiedono). Talaltri vi vedono una viscida capacità di vendere sé stessi o una forma di spregevole conformismo.
Va bene tutto ma va bene anche tenere conto di quello che ho scritto mappando le caratteristiche dei “Giggini cartelletta).
Vediamo perché.
Intanto il Kings College non l’ha messo nell’elenco dei docenti pagati e che danno regolarmente corsi. La nomina a professore onorario prevede che tenga qualche seminario, partecipi a qualche dibattito, fornisca consulenze e roba del genere in virtù delle presunte o reali competenze che possiede.
Ora, la questione è: che competenze possiede Di Maio? Una sopra ogni altra. La capacità di creare reti tra uomini di potere utili a lui e a chi fa parte di quella rete.
Lo testimonia il suo incarico alla UE (rappresentante speciale per il Golfo).
Che fa il rappresentare speciale? Semplicemente il facilitatore. È uno che prepara incontri diplomatici e di affari. Uno che si mette a disposizione per risolvere problemi altrui. Uno che cerca di mediare tra posizioni. Uno che difende, come può, l’istituzione che rappresenta (beninteso dopo avere difeso i suoi).
Praticamente un lobbista. Poco più, poco meno di questo.
Nessuno di noi che cerca come può di informarsi sa con precisione che abbia fatto in questi tre anni di incarico.
Ma ci soccorre in aiuto proprio il King’s College a questo proposito.
Averlo nominato significa che il King’s sa molto meglio di noi che tipo di relazioni ha costruito in questi anni Giggino. Con chi. A che livello. Con quali prospettive. E deve averne dedotto che può essere utile. In effetti il King’s ha una prestigiosa sezione di relazioni internazionali e un tizio come Giggino può praticamente essere un “asset” a costo quasi zero.
Dal canto suo Giggino non solo aggiungerà nel suo kilometrico curriculum il fatto di essere professore (onorario) al King’s ma entrerà a pieno titolo in un’altra rete (con la quale di certo era già venuto in contatto) che garantirà vantaggi a lui e alla sua personale rete di influenze.
Insomma, capiamoci, amici e compagni: qua non c’è niente di scandaloso (casomai c’è molto di pietoso).
Giggino sta seguendo la sua vocazione e il King’s la sua, in un gioco in cui nessuno dei due perde.
Funziona così il mondo, c’è poco da discutere.
E Giggino ‘a cartelletta l’ha scoperto da tempo e, a differenza di tanti di noi, ci si trova benissimo e ci sguazza come un topo in una fogna.
